24 maggio 2020 – Una notte con Croce Rossa a Milano


“Ma ti ricordi quando ho preso stella? Era piccola cosi! Aveva appena 1 anno…ora ne ha 12”
Stella è un cagnolina nera, somiglia a un bracco. Se ne sta quieta seduta accanto alle gambe del padrone.
Vivono insieme, in strada, da appunto almeno 11 anni.
E’ uno dei primi scambi di battute cui ho assistito nella mia notte con Croce Rossa per il servizio ai senza dimora.
Un pasto caldo (merluzzo in umido) e un sorriso che raggiunge gli occhi tanto da cancellare per un attimo quella barriera imposta per nostra e altrui sicurezza: la mascherina.
Ci si conosce tutti, in strada.
Fra persone che dormono accampate fra tende e giornali, coperte e cartoni e fra volontari che ogni notte vanno a trovarli per portare cibo, si, ma soprattutto conforto, ascolto, aiuto.
Undici anni di un rapporto che si consuma nella “Milano bene” che, a quest’ora della notte, è ormai svuotata.
Alle spalle del Duomo, sotto i portici di Galleria Vittorio Emanuele o nascosta fra le vie che costeggiano Corso Europa, si consuma una vita parallela.
Presto arriverà il mattino, farà luce, e allora bisognerà raccogliere le proprie cose e spostarsi in attesa di consumare il giorno e arrivare, nuovamente, all’ora nascosta dal buio.
P. prende il suo sacchetto con il cibo, restiamo a parlare ancora un po’, 5 minuti non di più perché il Covid ha ridotto questo tempo dello scambio. E’ una questione di sicurezza, certo, e bisogna rispettarla. Anche qui in strada si distribuiscono mascherine e gel disinfettante. Vengono ricbiesti, al pari di una coperta, di un panino, di un the caldo.
Perché l’ansia, la paura serpeggia anche qui fra chi al grido di “restate a casa” ha potuto rispondere solo rimanendo esattamente dov’era: per strada. Più abbandonato di prima. Più solo di prima.
Nella Milano svuotata dal Covid, fra piazza del Duomo e la periferia, chi vive la strada è rimasto li. Invisibile più che mai. Pochi gli enti che hanno continuato a portare aiuto, cibo, conforto. Pochi fra cui appunto i giovani di Croce Rossa.
Ma questa è la storia di Stella e del suo padrone.
E per oggi, mi fermo qui.
(Croce Rossa Italiana – dal progetto “Quei bravi ragazzi – l’Italia che aiuta”)

 

17 maggio 2020 – Un abbraccio a fine turno  

Nahomi è stanca. Ha passato 9 ore sull’ambulanza. E’ capo servizio: la prima a arrivare su un’emergenza, la prima a vedere cosa accade. La tuta costringe, soffoca ma è necessaria. Come necessario è non toccarsi, non avvicinarsi, non fare quel gesto spontaneo che è stringere una mano, accarezzare un volto. Ma a fine giornata, poco prima di togliersi quella tuta, Nahomi e Lorenzo cedono a un abbraccio. E’ sicuro, quello stringersi l’uno all’altra, perché avvolti dalla tuta, e anche se l’odore di disinfettante quasi li soffoca, è abbandono, è dirsi “IO CI SONO”. Il Covid è la malattia dell’amore. Ma questi ragazzi, ogni giorno, nonostante la paura, la fatica e il dolore, praticano la bellezza e si adoperano per preservarla. (Croce Rossa Italiana – dal progetto “Quei bravi ragazzi – l’Italia che aiuta”)